Aspetto sempre con piacere l’arrivo di Aprile e Maggio perché spesso le api che vivono in natura si trovano costrette, nel periodo dell’espansione familiare, in spazi che non le riescono più a contenere e così allevano nuove regine e arriva finalmente il tempo in cui la vecchia regina con una parte della famiglia sciama.
Molto spesso trovo nuovi sciami sempre negli stessi punti, sugli stessi rami degli alberi, come se esistesse una traccia di odore, di forme a noi invisibili che suggeriscono a un nuovo sciame di percorrere il sentiero di uno sciame che li ha preceduti.
Altre volte le api esploratrici trovano situazioni confortevoli nello spazio fra le finestre e le persiane. E qui a Preggio ci sono moltissime case che non sono abitate tutto l’anno e così, prima che il proprietario della casa le scopra, le api hanno tutto il tempo di installarsi e di cominciare con la costruzione dei favi.
La realizzazione dei favi può avvenire anche abbastanza rapidamente, in pochi giorni sono già costruiti 4 o 5 favi che col passare del tempo vengono allungati, allargati, adattandosi allo spazio che hanno a disposizione.
E così, sempre più spesso, mi capita di essere chiamata per “liberare” le case dalle api :-).
Non ho capito con quale criterio le api costruiscano i favi parallelamente o perpendicolarmente alla finestra, trovo i favi in entrambe le posizioni.
Di certo, per quanto il recupero sia sempre piuttosto complicato, soprattutto se la famiglia alloggia in quello spazio da parecchio tempo, trovo meno difficoltà ad aprire sportelloni e a provvedere al recupero quando i favi sono costruiti paralleli alla finestra, perché altrimenti con l’apertura della finestra comincio già a distruggere i favi.
Spesso è capitato che i padroni di casa aspettassero qualche tempo a chiamarmi per godersi lo spettacolo affascinante della vista delle api da una posizione protetta. Da dietro un vetro non ci si stanca di studiare le operazioni che svolgono e di scoprire le loro abitudini, magari nella procedura di uscita dall’arnia “naturale”; in un caso di una finestra molto alta con lo spazio di uscita in fondo allo sportellone, le api percorrevano camminando qualche centimetro e poi si lasciavano cadere fino in fondo per poi “riprendersi”, sistemarsi e volare via. Osservare lo spettacolo di una famiglia di api installata dietro ad una finestra è sicuramente più piacevole che provvedere al loro recupero e installazione in un’arnia.
Ho realizzato dei telaini avvolti da una rete che ingabbia i favi che stacco dai muri e che mi permette il recupero della maggior parte della covata e del nutrimento.
La prima cosa di cui mi armo per il recupero di famiglie di questo genere è tanta pazienza. Tantissima pazienza.
Più o meno la stessa che probabilmente hanno le api nel sopportare quel tipo di saccheggio.
Fino ad ora, nonostante un recupero del genere comporti la distruzione del loro (prezioso) ordine, non ho mai trovato famiglie particolarmente aggressive; piuttosto stupite, scioccate, disorientate, ma non aggressive.
E così installo tutto ciò che mi occorre: spesso una scala, poco lontano l’arnia coperta da un telo o dal suo tetto non completamente chiuso per favorire l’ingresso di api richiamate da quelle che inserisco, i telaini a gabbietta e una pistola sparapunti per chiudere la rete delle gabbiette una volta inserito il favo, il coltello per tagliare i favi, il fumo, dei contenitori per raccogliere i favi che non riesco a inserire nell’arnia.
E comincio
Il recupero dura un po’ di tempo, più che la cattura di un semplice sciame: salgo la scala, taglio, cerco di prendere nel modo meno distruttivo il favo, scendo la scala, infilo il favo nella gabbietta, chiudo la gabbietta, la inserisco nell’arnia e così via.
Al termine delle operazioni porto l’arnia il più possibile vicino alla posizione originaria dei favi, per permettere alle api bottinatrici di ritorno di sentire l’odore della regina e di raggiungere le altre nell’arnia.
Spesso devo tornare il giorno dopo o giorni dopo a recuperare le api che non sono entrate subito nell’arnia.
Una volta recuperata l’arnia e il suo contenuto, la porto in quella che sarà la sua posizione definitiva e la lascio tranquilla per qualche giorno per favorire l’adattamento alla nuova situazione.
Successivamente, man mano che i telaini dentro alle gabbie si svuotano, li sposto verso i lati esterni dell’arnia, in modo da poterli poi sostituire con telaini nuovi.
Lavorare con le api è estremamente affascinante. Scoprire che una famiglia si è ambientata nella nuova situazione fa tirare un gran sospiro di sollievo, perché di certo ripartire in un ambiente nuovo, dopo aver subito la distruzione di quello precedente al quale erano perfettamente adattate comporta per le api un gran dispendio di energie.